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La notizia sembra essere interessante. Amazon dal 1° luglio pagherà le royalities agli autori, non più in base al numero di libri venduti, ma su quello delle pagine lette, attraverso il servizio Kindle Unlimited.

In pratica, tutti gli autori che utilizzano il servizio Kindle Direct Publishing, guadagneranno cifre diverse secondo il numero di pagine lette da parte dei lettori che utilizzeranno il servizio di Amazon.

Come molti avevano già avuto modo di sperimentare il servizio è assimilabile a una sorta di Netflix della lettura e dell’editoria.

Questo ha aperto la stura a quello dopo essere considerato un vero e proprio dibattito ideologico, che vede contrapposti due schieramenti: da una parte chi sostiene che il servizio Unlimited di Amazon abbasserà notevolmente il valore dei contenuti proposti da parte degli autori. Secondo i fautori di questa tesi, gli autori saranno indotti a scrivere testi molto lunghi, prolissi, a discapito della qualità. Da parte di chi invece appoggia il progetto di Amazon, sostiene che questo renderà, ai lettori, un approccio alla lettura secondo criteri più vantaggiosi che invoglieranno a leggere.

In realtà, questa notizia non coglie impreparato chi da qualche tempo ragiona su nuovi modelli di utilizzo dei contenuti veicolati dalle tecnologie cittì e nello specifico dalla rete.

L’editoria digitale non produce solo artefatti fruibili con strumenti tecnologici avanzati. Il libro elettronico non è solo un prodotto virtuale consultabile attraverso uno smartphone, un tablet o un PC, ma diventa esso stesso una nuova modalità di organizzare la conoscenza producendo nuovi schemi di apprendimento.

Da circa due anni in Simbiosis Books, casa editrice che opera solo nell’ambito del digital publishing, si sta ragionando su nuovi modelli di utilizzo del digital publishing è una delle idee che si stanno portando avanti, è proprio quella che Amazon sta implementando.

Il tutto partiva da un’idea: quante volte abbiamo acquistato un libro che abbiamo smesso di leggere dopo tre, quattro, dieci pagine, ma intanto noi avevamo acquistato tutte le 300 pagine che componevano il libro. In pratica, forse, parte dei nostri soldi era stata spesa inutilmente. Ma cosa accadrebbe se potessimo pagare soltanto le pagine che leggiamo? Rifacendosi all’esempio precedente, se avessimo pagato € 15 per trecento pagine, a cinque centesimi a pagina, fermandoci a pagina dieci avremmo speso € 0,50 anziché € 15.

Quando mi è stata data la responsabilità del progetto, abbiamo attivato due focus group per analizzare, valutare, gli schemi di riferimento attraverso una modalità partecipata e collaborativa.

I due focus group sono stati rispettivamente: uno dedicato agli autori e un altro ai lettori.

L’analisi dei dati ottenuti in questi due contesti è stata molto interessante e spunto di numerose riflessioni.

Cominciamo dal focus degli autori. Le idee espresse durante i lavori vertevano fondamentalmente su due elementi: il primo costituito dal timore di non veder riconosciuti i diritti d’autore poiché l’ampliamento del bacino d’utenza e la frammentarietà dell’utilizzo dei testi avrebbero reso più complicato il controllo e il calcolo dei compensi spettanti agli autori. Alcuni di questi paventavano la possibilità che questo modello potesse favorire la pirateria e lo scambio illecito dei prodotti letterari. Il secondo invece verteva sul fatto che secondo la maggior parte dei partecipanti al focus, scrivere un libro, un romanzo, un saggio, il risultato di uno sforzo complessivo distribuito sull’intero prodotto per cui, il lettore dovrebbe farsi carico dell’intero sforzo dell’autore e non solo una sua parte. Secondo questi autori produrre un libro metterlo in commercio era quasi come giocare d’azzardo. Qui, questi autori condividevano l’idea di chi sostiene che questo spingerebbe gli scrittori a scrivere libri molto voluminosi, con molte pagine, molte delle quali inutili, al solo scopo di incrementare le possibilità di guadagno.

Il focus group dei lettori invece evidenziava, sostanzialmente, un’accoglienza più favorevole dell’idea. Infatti, tutti i partecipanti al focus, sostenevano che questo modello rendeva più facile la scelta rispetto cosa leggere, evitando o riducendo il rischio di acquisti sbagliati, senza che questo incidesse sulla loro economia e questo, in momenti di crisi come quello in cui ci troviamo, è sempre qualcosa cui le persone sono molto attente. Inoltre si evidenziava come, questo avrebbe ridotto la necessità di ricorrere alle copie illegali per leggere facendo economia.

In questo periodo stiamo terminando le analisi dei dati e dei risultati, alla luce dei quali, innanzitutto, crediamo di poter sostenere che l’editoria digitale non è solo un nuovo modello economico, ma, di fatto, deve essere considerato come un sistema complesso integrato, in cui attori sono gli autori, i distributori e i lettori. In tale modello appare necessario modificare gli schemi di produzione, distribuzione e lettura secondo un modello che non può prescindere da quello che è identificato e definito come modello collaborativo e partecipato della creazione e organizzazione della conoscenza.

Questo ci fa pensare che, prima di demonizzare l’idea di Amazon sarebbe il caso di studiare, come e in che modo l’organizzazione, la gestione della conoscenza si evolve alla luce dell’evoluzione tecnologica, ricordando che quest’ultima resta pur sempre un’evoluzione del pensiero umano.

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