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È da un po’ di tempo che formulo un pensiero quasi ricorrente, osservando quello che accade a vari livelli, attorno a noi, in politica, in economia, ma anche nell’agire più quotidiano.
Assistiamo, da qualche anno, a cambiamenti che sono, dal mio punto di vista, veri e propri cambiamenti epistemologici, riguardanti l’uomo stesso, la sua posizione e il ruolo, sia riguardo alle dinamiche interpersonali sia a quelle extrapersonali.
Di là da quest’affermazione, piuttosto aulica e di conseguenza forse poco interessante, i fatti ci dicono che si sta assistendo a una contrapposizione tra un modello di regolamentazione delle attività umane che va dall’alto verso il basso, “top-down” secondo la dizione dei tecnici, e un modello che invece va dal basso verso l’alto, detto “bottom-up”.
Tale contrapposizione è indotta da quell’artefatto cognitivo che prende il nome di Internet. Una delle più grosse rivoluzioni cognitive cui l’umanità abbia mai assistito e che forse può essere paragonata solo all’invenzione della stampa di Gutenberg.
Ma che cosa ha prodotto Internet?
Una cosa molto semplice: ha consentito a tutti di essere creatori d’informazioni e di conoscenza e di avere il potere di condividerle, anziché essere solo utilizzatori passivi d’informazioni e conoscenza creati da pochi e rivolta ai molti, senza che questi ultimi avessero un vero proprio potere di discriminazione e di scelta rispetto a ciò che era loro trasmesso.
Ora, a costo di essere complottista, la visione che propone Internet sembra non essere in sintonia con chi invece ritiene che le masse vadano educate e guidate. Infatti, Internet ha modificato, profondamente, i paradigmi di apprendimento e di conseguenza il modo in cui la cultura condivisa tra gli umani, è costruita e veicolata.
Assistiamo quindi, per riprendere le parole utilizzate in precedenza, a una contrapposizione tra due fazioni che vedono da una parte Internet come il grande nemico che mette in crisi il proprio potere, dall’altra la rete, il Web, come uno strumento di emancipazione e di libertà, capace di restituire potere di autodeterminazione all’individuo, attraverso la compartecipazione, la collaborazione e la condivisione del sapere costruito. Come in tutte le contrapposizioni, anche in questa troviamo aree moderate e integraliste, presenti in entrambe le fazioni.
Il dibattito è aperto, senza esclusione di colpi. In uno scenario in cui il confronto ideologico si snoda sullo scenario d’interessi economici e politici globali e internazionali di entità smisurata, si gioca sulle nostre teste, forse la più grossa lotta di potere degli ultimi decenni.
La rete ha già cambiato le nostre vite e forse proprio per questo, dovremmo cominciare a considerarlo un bene comune, alla stregua dell’ambiente in cui viviamo. Proprio per questo dobbiamo imparare a conoscerlo, salvaguardarlo, a essere consapevoli del nostro ruolo al suo interno e di come valorizzarlo per renderlo confortevole per tutti, strumento di empowerment, per impedire che diventi, anche questo, un luogo dove i pochi possono fruire di vantaggi e agi a scapito dei molti.
Mi dispiacerebbe dover vivere realmente in un mondo che molti scrittori di fantascienza hanno proposto nelle loro opere, quello di una società in cui pochi privilegiati vivono in mondi elitari, mentre gli esclusi, cioè tutto il resto della popolazione, vive nel degrado, in povertà, tra malattie mortali, fame e sofferenza.
No, non mi piacerebbe per niente.

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