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Dopo cinque estenuanti mesi di negoziazioni e trattative, la Grecia sembra essere tornata al punto di partenza. I creditori non vogliono continuare a farle credito, la Grecia ritiene di essere sottoposta a un vero e proprio strozzinaggio da parte della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale, alcuni vorrebbero fuori dall’Europa, però al contempo fanno di tutto perché non esca.

La Grecia è un paese piccolo, ha appena il 2% del Pil dell’eurozona, eppure la sua uscita potrebbe costituire un pericolosissimo precedente. Di là delle difficoltà e dei disagi cui il popolo greco andrebbe incontro nel caso di uscita dall’euro, il suo eventuale default e la sua quasi scontata conseguente uscita dalla moneta unica, dimostrerebbe che l’euro non è un vincolo indissolubile.

Una Grecia che ritorna alla dracma, non solo dimostrerebbe la non indissolubilità del vincolo monetario europeo, ma produrrebbe lo sconvolgimento degli schemi finanziari economici internazionali creati dai paesi che hanno voluto e istituito l’euro.

È forse proprio negli interessi economici internazionali che va visto il motivo per cui si sta facendo di tutto per mantenere la Grecia nella moneta unica, ma questo spiegherebbe anche l’irrigidimento del fondo monetario internazionale nei confronti del paese ellenico.

Tutto questo, mentre all’orizzonte si affacciano la sirena Putin e i cinesi che sembrano pronti ad approfittare della prima vera crisi dell’eurozona.

Non si può fare a meno di rimanere colpiti dall’ambiguità delle parole e dei comportamenti di tutti gli attori accorsi al capezzale della Grecia, gli stessi che adesso la accusano di essere la causa del suo stesso male.

Forse, tutto questo potrebbe servire a dimostrare che una moneta unica non fa uno stato e che gli interessi economici non sono condizione necessaria e sufficiente per condividere scopi obiettivi. Una regola semplice della psicologia sociale dice che un gruppo e tale solo quando i suoi membri vogliono far parte di quel gruppo, quando ogni membro vuole che ciascuno degli altri membri faccia parte del gruppo e quando il gruppo vuole che ogni membro faccia parte di quel gruppo. Perché tutto questo accada, non possono essere solo gli interessi a unire il gruppo, ma un’idea di unitarietà, di condivisione e di collaborazione attraverso la quale portare avanti interessi comuni che scaturiscono dallo stare insieme e dal voler stare insieme.

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