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Quando Einstein descrisse il tempo come un’altra dimensione del continuum spazio-tempo, produsse il più grande sconvolgimento del pensiero umano. Einstein era attratto dal tempo, forse ne era ossessionato.
Noi umani sperimentiamo il tempo come una freccia che viaggia in avanti, ma questo è solo il risultato del modo di funzionare del nostro sistema nervoso, in realtà il tempo non scorre.
Immaginiamo quello che accade quando guardiamo un film. Vediamo un’azione che si svolge nel tempo, personaggi con comportamenti che si evolvono nel tempo e tutto questo accade attraverso un movimento continuo. Per comprendere come riusciamo a percepire tutto ciò, osserviamo come funziona una pellicola cinematografica.
Una pellicola cinematografica è costituita da fotogrammi, cioè singole fotografie, che si susseguono una dopo l’altra. La velocità con cui questi fotogrammi sono mostrati alla visione, dà l’idea del movimento e dello scorrere del tempo. La frequenza dei fotogrammi (spesso indicata in lingua inglese “frame rate”) è la frequenza di cattura o riproduzione dei fotogrammi che compongono un filmato. Un filmato, o un’animazione al computer, è, infatti, una sequenza d’immagini riprodotte a una velocità sufficientemente alta da fornire, all’occhio umano, l’illusione del movimento. La frequenza dei fotogrammi è misurata in hertz (Hz), nei monitor a scansione progressiva, oppure espresso in termini di fotogrammi per secondo (fps). Per noi umani per avere l’idea di uno scorrimento fluido del tempo è necessario che la velocità di scorrimento dei fotogrammi, “il frame rate”, sia di almeno 24 fotogrammi al secondo per una pellicola cinematografica.
Un fotogramma non è nient’altro che una fotografia statica. Se prendiamo una pellicola cinematografica e tagliamo i singoli fotogrammi, osserveremo che questi sono immagini statiche.
Ora, proviamo a immaginare che, anziché mettere un fotogramma dopo l’altro provassimo a mettere un fotogramma sopra l’altro, ciò che osserveremo sarebbe una sovrapposizione confusa d’immagini che non ci darebbe nessuna idea di movimento e ancor meno di scorrimento del tempo.
Per i cultori della fantascienza, i viaggi nel tempo sono da sempre uno degli argomenti più affascinanti, ma tutti quelli che si sono confrontati con i viaggi nel tempo, scrittori o fisici che fossero, si sono imbattuti con una serie di paradossi apparentemente insormontabili. Il più famoso è il paradosso del nonno. In pratica questo sostiene che se si potesse viaggiare nel tempo sarebbe possibile uccidere il proprio nonno, ma se ammazziamo nostro nonno, noi non saremo mai nati, di conseguenza non saremo mai esistiti e quindi non avremo mai potuto viaggiare nel tempo e ammazzare nostro nonno.
Per molti scienziati è impossibile viaggiare nel tempo, ma non tutti sono così sicuri. Per alcuni di essi una soluzione al paradosso del nonno è che se si tornasse indietro nel tempo dopo che il nonno ha generato nostro padre, questo, di fatto, non comporterebbe la non esistenza del discendente che torna indietro nel tempo per ucciderlo. Cioè, se tornassi indietro nel tempo e cercassi di uccidere mio nonno prima che questi generi mio padre, le leggi del tempo me lo impedirebbero.
La definizione di paradossi temporali, comporta una conseguenza ben precisa: il tempo, per come noi lo intendiamo e percepiamo, in realtà non esiste. Non esiste fisicamente il passato, come non esiste il futuro, ma anche lo stesso presente nel momento in cui lo pensiamo è già passato e quindi non esiste in termini fisici, ma è pura espressione del nostro pensiero. Infatti, quando noi percepiamo uno stimolo, il tempo che occorre affinché i nostri neuroni trasmettano il segnale elettrico lungo le vie nervose, fa sì che quando elaboriamo lo stimolo, ovvero la consapevolezza di esso, è un fenomeno che riguarda un evento accaduto nel passato di pochi microsecondi. In pratica, quando noi ci fermiamo con la nostra macchina a un semaforo rosso, in realtà, siamo protagonisti di un evento già accaduto. E come se fossimo in ritardo di frazioni di secondo, rispetto a quanto avviene. L’elaborazione di questo costrutto sarà oggetto di un altro post.
Ciò su cui ci vorremo soffermare adesso è il concetto secondo il quale il tempo non esiste, ma è solo una costruzione della nostra mente. Questo ha grosse conseguenze in merito al fatto che eventi e ricordi del passato possano essere manipolati, destrutturati e ristrutturati a fini terapeutici, permettendo quell’esperienza emotiva correttiva necessaria per risolvere traumi e pensieri negativi.
Questo implica che un ricordo può essere eliminato anche consapevolmente o con l’ausilio di tecniche quali l’ipnosi e l’induzione di ricordi positivi ricostruiti, che potrebbero sostituire quelli negativi che producono disagio.
In fondo è la fisica quantistica a dirci che il mondo esiste solo quando lo osserviamo e lo pensiamo.

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