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In questi giorni, guardandosi attorno viene da chiedersi se ciò che ascoltiamo, vediamo e, di conseguenza, comprendiamo, corrisponda poi alla realtà delle cose.

In un mondo complesso, organizzato in un sistema interconnesso, nel quale ogni elemento che lo compone influenza il funzionamento degli altri elementi, non si riesce a comprendere come, non sia agli occhi di tutti evidente che non sia la politica a decidere il destino degli Stati e delle persone che li compongono, ma sono i gruppi di potere economico, quelli che hanno voluto la globalizzazione, a esprimere a esercitare il potere.

Le lobby economico-finanziarie hanno trasceso negli ultimi trent’anni il loro: sono passate dal ruolo di sostenitori, “stakeholders” come dicono quelli che parlano bene, dei poteri politici, a soggetti che hanno avocato a loro i poteri decisionali. Infatti, negli ultimi trent’anni si è assistito a un cambiamento profondo radicale: gli Stati hanno delegato a entità terze private la propria sovranità monetaria, demandando a loro le politiche monetarie. Queste entità private hanno, di fatto, trasformato le politiche monetarie, e di conseguenza quelle finanziarie, da nazionali a sovranazionali, adducendo come motivazione di tale trasformazione un non ben definito interesse comune sbandierato nell’ottica, ipocrita e falsa, di un’unità tra gli Stati, a qualcosa avrebbe dovuto superare le barriere culturali che dividono gli Stati e che negli ultimi due secoli hanno portato a eccidi immani.

L’esempio concreto è costituito dall’azione svolta dalla Commissione Europea, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Centrale Europea che negli ultimi anni in seguito alla crisi del 2008, ha portato avanti una politica monetaria che ha reso evidente la netta separazione culturale tra i paesi del nord dell’Europa e anglosassoni e quelli del bacino del Mediterraneo, Grecia, Italia, Spagna. Questi ultimi paesi, che ancoravano le proprie economie forti svalutazioni della propria moneta nazionale, al fine di favorire le proprie esportazioni, anche se da questo discorso va eliminata la Grecia la cui economia non poggiava sull’esportazione di beni prodotti, si sono ritrovati a dover tradurre le proprie linee economiche e finanziarie. Sanno dovuto rimodellare le proprie economie su principi che poggiavano su monete forti e stabili con basso debito pubblico, ritrovandosi, in poco tempo, nella più completa impossibilità a gestire il disavanzo del bilancio dello Stato, per mancanza di fondi.

Quello che sta accadendo in Grecia negli ultimi mesi, sembra in realtà lo svolgersi di un copione scritto in precedenza, senza sorprese e colpi di scena.

A questo punto ci sarebbe da chiedersi: a chi giova tutto questo?

Messa così è veramente difficile resistere all’idea che tutto questo sia il prodotto di un disegno studiato a tavolino, che aveva, che ha lo scopo di ridurre il numero di paesi e di persone che hanno il potere finanziario che gli permette di prendere decisioni strategiche globali e internazionali, lasciando, di conseguenza, nelle mani di pochi il potere di decidere del destino di molti.

Il rischio di lasciarsi andare a teorie complottiste è elevato, ma quando pensi di aver capito e invece scopri di non aver compreso assolutamente nulla, il dubbio fa capolino e diventa veramente difficile cercare una logica in tutto questo. E quando pensi di averla trovata, ti accorgi che non sembra aderire a quella proposta da chi ci governa nel nostro Stato e nel mondo.

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