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In questi giorni stiamo assistendo impotenti, in senso fisico e letterale, a una morte annunciata, quella della politica. Non è un caso che l’evidenza di tutto questo emerga dal paese, la Grecia, che si può considerare la grande madre della politica intesa in senso moderno.
Personalmente non riesco a fare a meno di immaginare tutto questo rappresentazioni che riecheggiano gli stilemi della tragedia greca.
Vedo gli attori, sul palcoscenico di fronte a me, di fronte a tutti noi, che con le loro maschere interpretano i ruoli che un regista antico ha loro assegnato. Sento, vedo il coro, che, con il suo intercalare cantato, configura lo scenario emotivo lungo il quale si dipana il dramma.
Vedo una storia, in cui il protagonista, il popolo greco, ma mi verrebbe da dire quello dell’Europa intera, si trova davanti ad un fatto terribile, o si trova a dover scegliere tra alternative entrambe dolorose e sconvolgenti, in cui subisce la sorte tragica nonostante faccia tutto il possibile per evitarla.
Vi sono attori che parlano lingue dure, altri che proferiscono parole dei toni dolci armoniosi, ma tutti, proprio tutti, esprimono lo stesso identico concetto: che il povero sia allontanato e che non si sogni minimamente di chiedere di sedere a quello stesso tavolo cui solo chi è ricco ha diritto di stare.
Oggi è chiaro perché la Germania ha spinto così tanto, in tanto breve tempo, affinché i paesi dell’est, suoi satelliti, entrassero nell’Unione Europea. Aveva bisogno di mostrare il potere della sua influenza a sostegno della sua politica egemonica.
Oggi è chiaro qual è il disegno dell’Europa: non quello di un’unione di popoli, bensì quello della creazione di un enorme oligopolio delle multinazionali, che, con una visione neoliberista, vuole articolare i comportamenti umani secondo i principi del cosiddetto libero mercato.
È chiaro che a questo punto le lingue ufficiali sono due l’inglese e il tedesco, con la Francia che arranca, per non essere tagliata fuori. Gli altri o accettano il loro ruolo di vassalli, vedi l’Italia, o sono fuori dei giochi.
Non è questo il risultato di una discussione ideologica tra destra e sinistra, ma il più antico e atavico comportamento complesso che gli umani portano avanti da secoli: la soppressione dell’altro al solo scopo di arricchirsi e accrescere il proprio potere.
Di fronte allo spettacolo del povero umiliato e soggiogato, lo spettatore, nella sua ignavia, arroccato a difesa delle proprie comodità, assiste indolente formulando un unico pensiero: “Che non tocchi mai a me.”
Ho sperato che fosse un musical, ma è stata un’illusione che è durato un attimo, perché quello che vedo assume solo i contorni di una tragedia annunciata: la politica è morta, Signori e Signore, e non c’è nessuno che celebri il suo funerale.

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